Si è consumato a Milano l'ennesimo rito delle primarie e ha vinto il favorito. Sembra una cosa ovvia, ma a pensarci bene non è così lineare dal momento che fino a poco tempo fa i candidati ufficiali perdevano tutti, Pisapia docet,lasciando divisioni e malumori nelle alte gerarchie del partitone. Qualcosa è cambiato, perchè adesso vincono tutti, si è ricostituito il rapporto con la base? Si è risanata la frattura che aveva portato alle primavere del 2010 con sindaci scelti a dalla volontà popolare in netta contrapposizione alle liste ufficiali? Non proprio, probabilmente si sta consolidando quell'asse che lega in modo indissolubile il centro alla periferia, creando ovunque e comunque delle presenze affini, se non addirittura emanazione diretta della governance al potere. Chi non ci sta è tagliato fuori da ogni possibilità di candidatura, di finanziamenti e di appoggio, e con tutto l'apparato contro, con i giornali che da amici diventano improvvisamente nemici,è chiaro in queste condizioni che l'esposizione diventa allora una missione suicida senza nessuna possibilità di riuscita ed ove ciò non basti a dissuadere candidati alternativi si annulla la loro potenziale pericolosità con frantumazioni del loro nucleo elettorale con la crezione di micidiali acchiappa voti a perdere, cioè con l'unico scopo di non farli vincere.E funziona, funziona a meraviglia. Insomma le primarie dopo una prima falsa partenza sono diventate il punto di lancio di politiche e personaggi molto rassicuranti per la narrazione in corso. Stanno chiudendo il conto
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