domenica 18 maggio 2014

Salario minimo

Il muro piano piano si sta sgretolando e l'equazione rigore uguale crescita non convince più, non attira l'adesione incondizionata degli stati occidentali come succedeva fino a poco tempo fa. Ultimo tasselo che se ne va per conto suo ( o meglio tenta di farlo) è la Svizzera con il referendum sul salario minimo, che detto per inciso equivarrebbe quasi al triplo dei nostri stipendi. Lapalissianamente si sono accorti che se la gente non ha soldi non spende e tutto si ferma, elementare, ma da noi la logica imperante è ancora e sempre " non ce lo possiamo permettere", rigore, tagli, sacrifici. Il vecchio contadino diceva mestamente all'amico che l'asino era morto proprio quando si stava abituando a non mangiare, ecco, non vorremmo fare la fine di quell'asino. In Giappone un governo di "destra" ha rivoltato la politica economica del paese e dopo vent'anni di bassa crescita e di austerità ha inondato la nazione di denaro fresco, che, guarda caso, neanche lo avessero fatto apposta, ha fatto ripartire consumi e produzione. Stessa musica da qualche anno anche in america ed i risultati si vedono anche lì. Altro punto essenziale, in una società che va verso la meccanizzazione quasi totale delle mansioni lavorative, dove in parole povere, poverissime, il lavoro sta scomparendo, è così utopistico pensare ad un reddito garantito per tutti? Sono cose che i nostri politici dovrebbero cominciare a prendere in considerazione, ma, prima saggiamente, aspettano ordini da chi li tiene lì.

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