mercoledì 4 marzo 2015

Giovani e vecchi

I vecchi si sono presi tutto ed adesso minacciano anche il futuro dei giovani. le vecchie generazioni hanno preso tutto quello che c'era da prendere e non hanno lasciato nulla, solo un immenso debito da ripagare. Questo più o meno è lo sciocchezzario quotidiano che ci viene proposto dagli "economisti" correnti, cioè tutti. Lasciamo perdere questo corollario di imbecillità e concentriamoci su un punto: le pensioni di vecchiaia. Il trend demografico, con invecchiamento progressivo delle popolazione impone l'innalzamento dell'età pensionabile per consentire ai pochi giovani di lavorare e di avere in futuro un assegno previdenziale minimamente adeguato ad una vecchiaia dignitosa. Non bisogna essere matematici, avere dimestichezza con complicati algoritmi per capire l'inconsistenza assoluta della tesi, i giovani sono e saranno pochi e cosa facciamo per favorirli? Facciamo lavorare i vecchi. E come fanno questi ragazzi ad avere i mezzi per riprodursi?  Posticipando l'età della quiescenza non hai risolto il problema contributivo, che non dipende dai vecchi, che hanno pagato i contributi sempre ma dalla mancanza di lavoro che non permette e non permetterà a questi ragazzi di avere i contributi necessari,risposta: si ma questi contributi è meglio che per adesso glieli versino gli anziani rimanendo al lavoro. Bingo! Così abbiamo: Un mercato del lavoro bloccato, vecchi demotivati, contributi freschi congelati,danno erariale per le casse previdenziali dal momento che non si aumentano di una virgola i soggetti contributivi, ma guai a parlare di incentivi all'uscita, perchè così ci sarebbe il disastro economico! Numeri a caso, il contributo dello stato per le pensioni è tra i più alti del mondo, tra il 16 ed il 18 % del Pil. Peccato che non sono soldi della fiscalità generale e comprendono anche l'assistenza! Ma questo è meglio non dirlo

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