Il sociologo Bauman, l'inventore della società liquida, ci avverte che è in corso una pericolosa dissociazione tra l'uomo che vive la realtà di tutti i giorni tra gli uomini e quello virtuale ipercollegato con il mondo della rete. Il primo ha delle regole dei limiti in cui bene o male sta dentro, il secondo è onnipotente, libero e senza limiti. Almeno questa la sua tesi. Ma questa famosa rete rende veramente liberi? Chi la utilizza crede veramente in questa missione salvifica? E poi leopardianamente, il web rende quel che promette? Ci sono ancora delle nicchie dove ognuno va a cercare e può prendersi ciò che per lungo tempo non ha avuto il tempo o la possibilità di comprendere ed imparare, si possono parlare lingue, seguire corsi, imparare a scrivere e suonare musica, si può capire la quantistica ed i minima moralia, rileggere testi imposti negli anni scolastici e mai digeriti, imparare a cucinare, seguire la vita degli insetti, quindi una gamma di opportunità mai posseduta dagli uomini, e tutto questo stando tranquillamente seduti, possibilmente a casa. Ma c'è tutta una parte del Web ormai persa, probabilmente per sempre, ed è guarda caso, quella più ricercata, la più cliccata: i social. Quando mi collego chi e perche mi crea l'home-page, cioè i post che visualizzo al momento? Chi mi indirizza verso alcuni e ne scarta altri? Evidentemente posso mirare la ricerca, evidentemente tra miliardi di pagina qualcuna mi deve essere visualizzata il punto non è questo, ma chi decide ciò che mi interessa? Ecco, questa è la domanda inquietante che dovremmo porci, siamo veramente liberi quando navighiamo tra i social o è solo una nostra supposizione? Ci può essere una manipolazione delle nostre attitudini e preferenze? Cioè in parole poverissime possono essere indirizzate verso esiti precostituiti? Siamo noi che ci creiamo delle preferenze o ci sono imposte?
Nessun commento:
Posta un commento