domenica 4 settembre 2016

Il grande imbanditore

Aveva l'aspetto stanco, il vestito in disordine ma appena lo vide non mancò di fargli un sorriso, appena accennato ma sincero. L'altro lo guardò bruscamente, con occhiate minacciose, preoccupato.
Perchè sei tornato?
Silenzio. -Enrico,non me lo vuoi proprio dire? C'eravamo abituati alla tua assenza e non c'era alcun bisogno che tu tornassi fra di noi. No, nessun bisogno-
L'avevano trovato che si aggirava tra stand e ristoranti, molti militanti lo avevano riconosciuto ed alla fine, come inevitabile che succedesse, la notizia si era sparsa in un baleno. Tutti volevano stringergli la mano, salutarlo, congratularsi per il suo ritorno, lui non mancò di dare un segnale a tutti del suo piacere di essere lì in mezzo a loro.Cercava di dare ad ognuno una parola di conforto, una speranza. Quando vennero a prenderlo stava cenando al ristorante sardo mentre una folla premeva fuori pre vederlo, sentirlo, erano tanti ed aumentavano attimo dopo attimo. Venne portato in una specie di deposito con sedie e tavolini accatastati e lì passò buona parte della notte, mentre la folla veniva fatta allontanare. All'alba era stato consegnatoal Grande imbanditore. Giorgio aveva ormai due fessure al posto degli occhi e si trascinava con fatica, il suo sguardo era quello di sempre, distante e distaccato ma attento, non poteva succedere niente che non avesse previsto, ed adesso,  provava a capire, ma non era facile. Gli diede un bicchiere d'acqua e lo fece sedere.
Prefererirei una sigaretta- Alla mia età non fumo più fece lui, e lo stesso dovresti fate tu. Ci fu un breve silenzio, si guardarono, mentre la luce del giorno piano piano schiariva la stanza, adesso tutto era definito, il telefono, la scrivania e le carte che occupavano tutto il ripiano.
Ti ricordi quando ti chiamavamo il grande imbanditore? Tu eri quello che sapeva tutto sui riti del partito, chi doveva stare davanti, chi doveva parlare per primo, chi non doveva, chi ci doveva essere nelle foto e chi no, quando far sapere la nostra opinione, quale fonti contattare, quando stare zitti.
Il mio lavoro non è cambiato di molto, la mia esperienza è sempre indispensabile, anzi, ti dirò, oggi più di ieri
No, non sei cambiato di molto, hai sempre un'ottima opinione di te
Non raccolse la leggera ironia ed andò dritto alla questione
Perchè sei tornato? Pensi sinceramente che qui noi, abbiamo ancora bisogno di te? Avevi lasciato un ottimo ricordo. tutti ti vogliamo bene per quello che ci hai dato, ma adesso, tutto questo che senso ha?
Sono tornato perchè sento che hanno bisogno di me, o di qualcuno che li faccia sentire di nuovo liberi, che li riporti ad una condizione di dignità e non li faccia sentire solo dei numeri, senza diritti ed identità. Non imamginavo che le cose potessero andare in questo modo, non era per questo che avevamo lottato, non era questo il futuro che avevamo promesso. Per niente.
CI fu un attimo d'imbarazzante silenzio poi Giorgio si avvicinò al viso del suo ospite e lo guardò a lungo.
Libertà, dignità ma credi veramente che questa gente sia interessata a queste cose? Ma credi veramente che la sera prima di andare a letto chiedano libertà ed altre cose simili? Sono altre le cose di cui hanno bisogno, cose di cui tu e quelli come te, non avete la minima idea.
Cioè?
Sicurezza, controllo. Sono come delle pecorelle che da sole vengono divorate dai lupi, senza una guida sono perse, smarrite. Sono loro che ci cercano, ci vogliono, per condurre le loro vite, indirizzarle. La vera sciagura sono quelli come voi, sognatori con la testa sulla luna. Ma che ne sapete voi che sproloquiate e sentenziate, noi, solo noi sappiamo ciò di cui hanno bisogno..
Sarebbe giusto dare loro un futuro dignitoso, non derubarli dei loro diritti, far scegliere loro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, permettere a tutti l'accesso allo studio, assisterli e curarli nel migliore dei modi
Le carte si sparpagliarono per terra e si ritrovò ad afferrare con forza la giacca del suo amico. Forse era stato un gesto istintivo o forse no, ma ci volle poco a ritrovare la sua abituale calma, si asciugò il viso con fazzoletto, poi gli  sussurrò piano ma con un tono deciso e perentorio
Vai via e non ti fare più vedere. Qui la situazione è già abbastanza complicata, lasciaci lavorare e non t'immischiare più in faccende che non ti riguardano.Poi lo abbracciò e lo lasciò andare

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