Non abbiamo un Domingo Cavallo e nemmeno un Menem, però ce la caviamo bene ugualmente perchè alla fine il risultato è lo stesso: la svendita totale ( o quasi ) dei beni dello stato con ricavi pari a zero. pezzo dopo pezzo se ne va la ricchezza del paese, si cedono i settori strategici, chimica, siderurgia, meccanica, energia, ed adesso le comunicazioni con la relativa rete costruita con i nostri soldi, il nostro presidente dice che non ci può fare niente perchè sono state privatizzate già tempo fa. Dimentica un articolo della costituzione che dice che il privato non può andare contro l'interesse generale, una pillolina per rafforzare la memoria? E' un problema che si trascina da almeno quindici anni quando il baffettino nazionale (s)vendette tutto alla compagnia di capitani coraggiosi, rete infrastrutturale compresa, adesso sembra che il fulmine sia arrivato improvviso ed inaspettato: ma in tutti questi anni dov'erano i nostri eletti, dov'erano "le istituzioni"? Dai peggiori canovacci della commedia all'italiana poi la battuta del presidente della medesima società che dice "io non ne sapevo niente". Si aggiunge alla lista dei distratti ormai tanto lunga da riempire un libro. Infine un ricordo dell'adorabile Margaret, nemica della società, privatizzatrice instancabile ma che in casi analoghi però fece valere la golden rule, cioè gl'interessi dello stato, i settori strategici non si toccano e rimangono sotto il controllo pubblico.
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