venerdì 10 gennaio 2014

Dizionario del giovane riformista

Il lessico e le parole cambiano in continuazione, cambia il loro significato e i loro modi di percezione, dell'identità di chi ne fa uso. Prendiamo in esame  i due termini conservatore e riformista. Per molto tempo la distinzione è stata chiara: da una parte blocco e chiusura e dall'altra aspettative e speranze, progetti e sopratutto diritti universali contro le politiche "umanitarie" dell'una tantum e dell'elargizione caritatevole. Adesso un micidiale fuoco incrociato fatto di economisti da discaunt, giornalisti con famiglie a carico, politici immarcescibili ci dicono che no, non è così, perbacco. Siamo rimasti indietro perchè le cose sono cambiate ed il vero riformista è colui che taglia tutto: diritti, salari, pensioni, allunga le mansioni e le ore di lavoro perchè solo così si è moderni ed al passo coi tempi,quindi, chi non vuole smantellare le conquiste di un secolo di lotte, perchè quelle cose non ce le ha regalate nessuno, viene considerato un "conservatore" che non sta la passo coi tempi e che  per giunta ruba il futuro ai giovani. Ora questa secondo me, è la più grossa cialtronata in assoluto. perchè se c'è una cosa primaria  da lasciare in eredità alle nuove generazioni sono proprio i diritti. Ma si sentono solo applausi scroscianti da claque prezzolata e falsità galattiche. Il Job act del quarantenne  definito sempre "giovane", sarebbe una novità assoluta e sarebbe una cosa di sinistra. Non è una novità o un parto del suo geniale cervello ma è è una misura sperimentata da anni in Germania,risultati? Flessibilità, bassissimi salari e precarietà a vita. A loro serve per abbassare la domanda interna e non redistribuire la ricchezza accumulata con il boom dell'export, da noi servirà solo ad istituzionalizzare la miseria

Nessun commento:

Posta un commento