Il dopo ricorda in maniera impressionante il 2001, uno degli anni più tragici della nostra storia. Da lì inizia quella politica dell'armiamoci e bombardiamo che ancor oggi fa scuola ed è necessario (per loro) portare avanti a tutti i costi. I gesti e le parole sono importanti, il presidente a cui viene comunicato l'accaduto non ricorda il Buschino alle prese con la lettura di un brano sulle caprette in una scuola elementare? l'atteggiamento guerresco, la promessa di modificare la costituzione, lo stato di emergenza, la coalizione contro il male, la chiamata alle armi non ricorda il dopo 2001? Troppe coincidenze non fanno una prova ma forse ci invitano a tenere alta l'attenzione. Del resto una prova schiacciante, di quelle che non lasciano dubbi è il passaporto siriano trovato nel luogo degli orrori, ergo, è li che, secondo loro, bisogna intervenire senza indugi ed incertezze. La cosa ha una sua logica: se fai una guerra devi trovare qualcuno da bombardare e poi magari andare a dire che è stato lui e che si merita tutto il male possibile. Dopo, con molta calma, eventualmente lasciando passare decine di anni, puoi sempre scusarti.
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