Quale è il senso del messaggio politico da noi, e forse un pò dapperttutto, oggi? Finito il tempo dei grandi scontri, dei muri, qualè il significato della campagna elettorale? Come si definisce oggi uno schieramento rispetto ad un altro? Guardando il tutto con un occhio distaccato ci si accorge di un'evoluzione della narrazione e della fine dei confini, c'è solo una grande prateria, piatta, senza inizio e senza fine, dove l'orizzonte è lontano, ma non rappresenta l'obiettivo di nessuno, perchè tutto si gioca in pochi metri. C'è un messaggio che unisce tutti ed è la condivisione del presente, e quando si parla di tutti ci si riferisce a tutto lo schieramento, destra, centro, sinistra, lati, sopra e sotto. Aldilà di slogan di facciata nessuno mette in discussione il quadro, pone l'accento sul bisogno di uscire dalla cornice. Esempio, il più grande partito di opposizione si presenta con lo slogan "Onestà" che di per sè dovrebbe essere già implicito, definito, farne un punto di partenza e di arrivo vuol dire ridurre la politica ad un faccenda di brava gente contrapposta ai cattivi. Forse un progetto politico di un certo spessore è qualcos'altro, è di più e guarda più in la, guarda al futuro con idee, passioni, sogni. Ridurre il tutto ad amministratori onesti è un passo in avanti, ma non basta, devono essere anche competenti ed affamati di futuro.Pur essendo elezioni locali non c'è mai nessun accenno a situazioni territoriali , tutto è indefinito e vago, salvo la conferma (implicita) totale ed assoluta dei processi e delle situazioni in atto, che non vanno discussi. Nel senso che meno se ne parla meglio è. E' un quadro abbastanza desolante che denota un appiattimento del dibattito o addirittura una sua rimozione con schieramenti e candidati intercambiabili, qualcuno nota delle differenze sostanziali nei programmi dei candidati di centro e di "centrosinistra" a Milano? Con tutta la buona volontà si fa fatica trovarle
sabato 16 aprile 2016
mercoledì 30 marzo 2016
Malick o non Malick
E' molto difficile capire il cinema di Malick, dell'ultimo Malick in bilico tra tirata morale e grandi domande, tra ricerca e senso del tutto. Il buon Terence sa il rischio che corre, ma va avanti senza paura, i risultati sono spesso incoerenti, discontinui ed al limite del kitch ma, colpiscono per l'intensità , ha qualcosa da comunicare, non ha più molto tempo a disposizione e cerca di dirci il più possibile nel modo che gli riesce meglio. Possiamo dire che il suo è un cinema laico, perchè nonostante i riferimenti a Dio ed all'assoluto alla fine il vero protagonista è il caso e quel senso di mancanza che ruba tutte le nostre vite. Niente è per sempre, tutto ci viene dato e ci viene tolto, ma in tutto questo non c'è nessun disegno divino, nessuna provvidenza e nessuna condanna, è la vita stessa che crea e distrugge, fa incontrare e fa perdere, fa amare e fa odiare, dà e toglie, senza una logica ed un significato preciso, forse se c'è una logica è la logica del caos in cui siamo risucchiati ed in cui crediamo di essere protagonisti. Alla fine i personaggi di to wonder comprendono, ma probabilmente non ne capiscono le cause, che ciò che li accomuna è la perdita, irreparabile ed apparentemente immotivata, non ci sono speranze e non c'è futuro. E' un cinema che trae spunto dai grandi maestri europei, Bergman e Resnais ma senza la loro potenza evocativa e diciamolo, senza la furbizia che permetteva loro di stare alla larga dai pericoli di un eccessivo uso del linguaggio, di scadere cioè nel manierismo di facciata, nelle lungaggini e nell'eccessivo uso di stilemi e modi di intendere le immagini.
martedì 22 marzo 2016
PAPIER TOILETTE
Fase 2. Da semplici fiancheggiatori del governo in carica adesso sono diventati forze attive e militanti che si buttano nella mischia con tutte le armi a disposizione, compreso il dileggio e l'insulto dell'avversario. Quando la lotta si fa dura i nostri maggiori giornali perdono ogni pudore, dichiarano senza alcuna vergogna il loro attestato di fedeltà e come i bravi Massimo e Roberto in un mitico film, non disprezzano neanche di stare con la testa sotto i loro piedi. Le vendite sono crollate ma la cosa non li preoccupa più di tanto perchè oggi chiudere un giornale non è una cosa usuale, lo si fa vivere lo stesso anche se a leggerlo sono in due. Accanimento terapeutico? Si e no,ma più che altro buon investimento. Una voce amica nella notte fa sempre comodo, aiuta a non sentirsi soli
mercoledì 16 marzo 2016
LETARGIA
In una sonnolenta città del nord improvvisamente succede qualcosa che sembra per un attimo risvegliare la mummia, ma dura poco, un paio di prime pagine sul Carlino e poi tutto ritorna nell'opaca routine di una notte senza fine, di una piattezza che ha la meglio su tutto. Quelle che chiamano forze antagoniste in una sola notte, con una coordinazione ed una compattezza esemplari compiono un gesto nichista e doloroso: distruggono a colpi di vernice vent'anni di arte di strada, quasi tutto ciò che era stato fatto e dipinto sui muri della città, quasi un anninetamento della loro storia. Terribile ed incredibile allo stesso tempo, ma è successo veramente, ebbene quale è stata la risposta della città ad un fatto che ha avuto un eco mondiale? Risentita ed infastidita come di qualcuno che viene strattonato nel pieno della pennichella e non vede l'ora di girarsi dall'altra parte e continuare a dormire. Non hanno capito niente, per loro tutto si riduce a pochi ragazzi disobbedienti ed incapaci di accettare le regole. Punto. Nessuna discussione, nessun dibattito, niente di niente. Il gesto, l'auto distruzione avevano sopratutto un valore di denuncia su ciò che è diventata la città e su chi vi comanda e spadroneggia arrivando al punto di appropiarsi di cose che non le appartengono come l'arte di strada, staccarla dai muri e portarla in un museo. Ma la cosa non sembra finita qui perchè i ragazzi hanno la testa dura e vogliono farsi ascoltare, far capire che non gradiscono molto il futuro che gli è stato confezionato, come un abito su misura ma un pò troppo stretto
lunedì 7 marzo 2016
Primarie e primati
martedì 9 febbraio 2016
Notiziario minimo
E' un vecchio dilemma: Come funziona l'informazione? Come si dà la priorità alle notizie? Il vecchio giornalista sapeva sempre cosa pubblicare e quale rilievo darvi, il suo intuito era legato non solo alla notizia ma anche all'impatto che essa avrebbe avuto nei lettori, questo gli bastava per dare l'importanza e l'impaginazione che lui riteneva adeguati al caso. Da un pò di tempo non è più così, il bravo giornalista sa, che la notizia va prima misurata, catalogata e poi, se è il caso si va vanti, ma queste cautele che usa non sono solo misure di verifica , come è giusto che sia ma anche e sopratutto di controllo: niente deve uscire da un certo modo di raccontare le cose; praticamente non sono le notizie e gli avvenimenti che scatenano la narrazione ma il contrario e qualunque cosa possa mettere in discussione queste linee fondamentali va tenuto lontano dalla tastiera. Esempi? Ci sono dei casi di cronaca che anni fa avrebbero riempito per mesi e mesi le prime pagine e che invece oggi vengono se non occultati, mimetizzati, sminuiti fino a che se ne perdono le tracce, ove mai ce ne fossero state. Tragedie immani con vittime intere famiglie, scompaiono dalle cronache quasi subito, non ci sono foto, racconti, interviste, niente di niente. Questo, purtroppo è il mestiere del giornalista e se nessuno lo fa, le domande sorgono spontanee ed inquietanti: Perchè il giornalista rinuncia a fare quello che deve fare? Cosa glielo impedisce? Due sono i tipi di notizie da cui i nostri giornali stanno alla larga: il primo riguarda l'ambito familiare che è istituzionalizzato a regno del bene e dove tutti i componenti sono portatori di valori. Mai e poi mai questi valori devono essere messi in discussione, anche in casi estremi la regola è minimizzare e nascondere, se proprio c'è qualcosa che non va si accusa una patologia non diagnosticata, mai e poi mai viene messo in discussione il dogma della perfezione morale. Molto spesso i crolli avvengono per l'inadeguatezza rispetto al modello fantastico ed inesistente proposto, per la malattia non dei soggetti ma del mondo circostante a loro. Secondo tipo di notizia da cui il bravo giornalista deve stare alla larga è quella legata a tragedie economiche, qui c'è l'obbligo di sottolineare sempre lo stato depressivo dei soggetti, causa principale ed unica dei fatti, sottinteso, i debiti non c'entrano niente, non facciamone un dramma sociale. Viene eretto una specie di muro tra i fatti e la narrazione e quel muro è difeso ed invalicabile, che nessuno si sogni di metterci il naso o di scrutarvi dentro. Rischia di fare un altro mestiere.
lunedì 8 febbraio 2016
Voti a perdere
Si è consumato a Milano l'ennesimo rito delle primarie e ha vinto il favorito. Sembra una cosa ovvia, ma a pensarci bene non è così lineare dal momento che fino a poco tempo fa i candidati ufficiali perdevano tutti, Pisapia docet,lasciando divisioni e malumori nelle alte gerarchie del partitone. Qualcosa è cambiato, perchè adesso vincono tutti, si è ricostituito il rapporto con la base? Si è risanata la frattura che aveva portato alle primavere del 2010 con sindaci scelti a dalla volontà popolare in netta contrapposizione alle liste ufficiali? Non proprio, probabilmente si sta consolidando quell'asse che lega in modo indissolubile il centro alla periferia, creando ovunque e comunque delle presenze affini, se non addirittura emanazione diretta della governance al potere. Chi non ci sta è tagliato fuori da ogni possibilità di candidatura, di finanziamenti e di appoggio, e con tutto l'apparato contro, con i giornali che da amici diventano improvvisamente nemici,è chiaro in queste condizioni che l'esposizione diventa allora una missione suicida senza nessuna possibilità di riuscita ed ove ciò non basti a dissuadere candidati alternativi si annulla la loro potenziale pericolosità con frantumazioni del loro nucleo elettorale con la crezione di micidiali acchiappa voti a perdere, cioè con l'unico scopo di non farli vincere.E funziona, funziona a meraviglia. Insomma le primarie dopo una prima falsa partenza sono diventate il punto di lancio di politiche e personaggi molto rassicuranti per la narrazione in corso. Stanno chiudendo il conto
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