lunedì 24 agosto 2015

Scuola e podere

Ci sono stati anni, non molto lontani, in cui il nostro livello di alfabetizzazione era arrivato al 98%. Anni terribili dove anche l'operaio voleva il figio dottore, anni in cui l'istruzione era il grimaldello per scardinare secolari secolari blocchi sociali, dove vecchie stratificazioni incartapecorite dagli anni stavano per saltare, ma per fortuna (loro), un periodo così era estremamente pericoloso e  infatti, non è durato molto.Così bravi esperti di Marketing ci delucidano sulle professioni più remunerative e su quelle che non danno prospettive,quelle che fanno fare soldi a palate e quelle che danno la fame, nelle prime ci sono le materie scientifiche e nelle seconde le umanistiche.Sembrerebbe un discorso chiaro, razionale, ma nasconde un verme, grosso e puzzolente perchè le cose sono un pò più complicate e perverse. Oggi chi si può permettere un figlio ingegnere, o fisico nucleare? Di sicuro non i ceti bassi e medi, non tanto e non solo per gli altissimi costi dell'apprendimento e dei relativi corsi ma per gli sbocchi, infatti la filastrocca che da lì si trova lavoro subito e ben remunerato è una grossissima sciocchezza per la presenza del numero chiuso sia nelle iscrizioni che nelle professioni, una specie di cancello chiuso a doppia mandata, ammesso che ti laurei e che superi il primo blocco c'è il secondo che ti vieta di esercitare autonomamente la professione a meno che... accetti di diventare un operaio cognitivo alle dipendenze di altri, senza diritti e con una remunerazione da fame. E sarebbero questi gli sbocchi sicuri? Perchè danno delle indicazioni sbagliate? Se scelgo una corso di studi umanistici, evito, anche se non del tuttto, cancelli e numeri chiusi e posso fare mille cose che studi settoriali e specialistici mi impedirebbero. Se conosco il greco antico o il latino ho quel qualcosa in più che lo specialista dell'alluce non avrà mai: la capacità di capire gli altri ed inventarmi il futuro.

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