C'è stato un periodo in cui la gente non cercava la salvezza, non cercava la verità, ma si affidava al destino, riconosciuto come unico sovrano. Può sembrare un posizione retrograda, degna degli albori della civiltà ma forse non del tutto ingiustificata. Col tempo si è scoperto che forse quei nostri progenitori non erano del tutto privi di senno, per l'esattezza ciò è avvenuto quanto si è preso atto che l'essere non è ma diviene in un processo continua senza inizio e senza fine e dove non ci sono certezze, verità fisse, dove ciò che è viene continuamente nascosto e celato tale che alla fine è difficile, quasi impossibile, distinguerlo dal non essere, da ciò che non è. Grazie a questa consapevolezza, è nata la scienza moderna, figlia dell'incertezza e delle probabilità e non più delle verità assolute, che forse ci sono forse no, ma in ogni caso non hanno una grande importanza ai fini del raggiungimento dello scopo prefissato o dell'utilità pratica del concetto: se ci sono più possibilità che funzioni che importanza può avere la codificazione di una regola unica che certifichi tale evento? Ma forse, forse, questo mondo così fluido e senza dogmi comincia ad essere pericoloso e l'impressione che se ne ricava, è che sia partito il contrattacco. Ma diciamocelo francamente: cosa ce ne facciamo, cosa ce ne faremmo di un ritorno di fiamma del finale già scritto? Quello in cui si dice che c'è la verità unica ed indiscutibile? Della firma tracciata nel tutto? Niente, ma forse stiamo tornando ad un mondo in cui l'utile ed il possibile devono passare l'esame del certo.
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