Altro giro altra corsa, adesso è il turno della previdenza, fuoco incrociato di Tutti i media e via con le cannonate. Lasciate (per il momento) libere la pagine da legge elettorale e varie, come da copione si passa ad altro. Parentesi e riassunto delle puntate precedenti. Una delle "raccomandazioni" che non si possono rifiutare partite da Fmi, Ue, DB e soci riguardava la nostra previdenza ancora con troppa (per loro) presenza pubblica e poca presenza di fondi privati, allora via con la campagna terroristica sul crollo dei conti Inps, sulla loro inefficienza e la poca redditività in confronto ai piani integrativi e susseguente varo della micidiale riforma del 2011 che ci ha reso leader della gerontocrazia nel mondo del lavoro con arzilli muratori settantenni che vanno su e giù dalle impalcature. Ma si vede che per questi signori non basta ancora e quindi via alla parte seconda: urla e strepiti, crolla crolla, questa volta il sistema non regge e giù numeri su numeri che certificherebbero l'imminente catastrofe. Solenni dottori con le orecchie d'asino sentenziano che il danno è strutturale e bisogna mettere mano ad una "seria" riforma come dicono loro, cioè smantellare tutto e dare i soldi al mercato, che sa sempre come fare. Ma andando a vedere i bilanci, cosa si scopre? che i lavoratori sono più dei pensionati, che le pensioni estinte sono più di quelle nuove, dov'è allora la falla? dopo la grande riforma, con i bilanci ancora in attivo, si incorporano nell'istituto una serie di enti in totale dissesto che portano in dote debiti per decine di miliardi. E' il vecchio copione del 2007: debiti privati che vengono accollati all'intera comunità. Elementare Watson, elementare.
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