Il grande giornalista Indro Montanelli era convinto, a ragione, che uno dei mali principali del nostro paese, forse il più grosso, fosse la capacità malefica dei ceti dominanti e dei gruppi di potere di coalizzarsi contro qualsiasi cosa minacciasse nel presente il loro potere. Gruppi eterogenei ,con interessi diversi e contrapposti che però in taluni casi della nostra storia hanno trovato un punto di unione e di convergenza nel difendere i loro interessi, ricorrendo se il caso lo richiedeva, anche all'aiuto straniero per raggiungere i loro scopi. Tutti abbiamo pensato che in questi anni si siano contrapposte due Italie: una gretta, fatta di caste chiuse, privilegi e illegalità diffusa, ed un'altra "liberal" con un'idea aperta e moderna dello stato, consapevole delle dinamiche sociali e dei diritti da difendere e portare avanti, anche se con "juicio" e moderazione. Bene, adesso siamo passati ad altro, alla convergenza parallella o al patto d'acciaio. Come altrimenti definire le inquietanti interviste in cui i padri del riformismo, i padrini dell'editoria " progressista" danno il benestare, l'appoggio incondizionato ad una svolta autoritaria e fuori da qualsiasi norma costituzionale?
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