E così alla fine saranno i giornalisti a pagare. Non si può dire che abbia lasciato grandi rimpianti, diciamo che era un foglio senza notevoli pretese, ne grafiche nè di contenuti, abbastanza grigio nei commenti e nell'impostazione generale ma con alcune punte, rare per la verità, di ottimo giornalismo. Se vogliamo usare un aggettivo lo potremmo definire dignitoso, dove ci si sforzava di fare qualcosa di diverso e non sempre legato alle esigenze degli apparati dirigenziali che guidano il paese. Il giornale fallisce e la storia sembra finire lì, ma da noi non c'è mai limite al peggio e così per pagare i creditori, sparito l'editore, sparito il riferimento politico, restano... i giornalisti chiamati in prima persona a risarcire i debiti per cause perse, simbolicamente ed, ahimè letteralmente. Fino adesso una cosa del genere si era vista solo nelle peggiori e più efferate dittature, mai, MAI, in un paese democratico, C'è ancora qualcuno che nega il cattivo momento della nostra libertà di stampa?
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