Il buon Mario Draghi ha il merito di parlare chiaro, forse perchè allo stato dei fatti non ha nessun motivo per nascondere o mimetizzare la sua posizione, che poi è quella dell'intero Eurogruppo, sa di non avere controparti credibili o una forza politica che possa creare problemi, quindi esterna con tutta l'arroganza possibile. In sostanza dice che le differenze "strutturali" residue tra i vari stati dell'Ue vanno livellate nel più breve tempo possibile: salari, mercato del lavoro e welfare devono essere unificati con regole e norme uguali per tutti, bene, analizziamo un pò la questione. Autorevoli "padri" dell'unione monetaria hanno riconosciuto che loro sapevano i rischi della moneta unica legati alle differenze storiche tra le strutture produttive e sociali dei vari paesi, ma.. hanno pensato che fossero rischi calcolati e risolvibili nel lungo periodo, molti di costoro hanno riconosciuto a posteriori di essersi sbagliati, cioè di aver sottovalutato il problema di situazioni storiche che non corrono mai in parallelo, la struttura produttiva dell'Italia si è sviluppata in un secolo e passa in un certo modo perchè è la storia del paese e la sua evoluzione che l'ha deciso, non altri. Adesso il buon Mario dice di azzerare tutto e di procedere con modalità standard per tutti. Traduzione. Se avevate qualche eccellenza settoriale, dimenticatevela, perchè da ora in poi, la vostra politica industriale la decidiamo noi, da ora in poi le norme e la giurisdizione passano da noi, perchè così.... si salva l'Euro. Come se l'unica modalità per pescare le trote fosse quella di prosciugare il lago.
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