martedì 19 maggio 2015

Numeri a caso

La sentenza della corte costituzionale che ha detto no al blocco delle pensioni ha portato alla luce delle correnti di pensiero chiare ed univoche. Tutti o quasi i commenti definiscono la sentenza, con variazioni minime,inoppotuna. In alcuni casi la si considera addirittura deleteria e pericolosa, ed autorevoli editorialisti e discreti giuristi vengono al nodo della questione, che poi è esposto nel seguente modo: Può un supremo organo giuridico nazionale mettere in discussione trattati, accordi, vincoli internazionali stipulati dal paese in questione nel corso degli anni? Fatta la domanda, si danno anche la risposta: No. Non esistono e non possono esistere alternative ai comandamenti economici sottoscritti, tutto, ma proprio tutto, corte costituzionale compresa va subordinato ad essi. Per inciso nelle motivazioni la suddetta corte rilevava la non chiarezza (scarsità di dati vaghezza nei numeri) del principio basilare su cui si basava il blocco, cioè l'urgenza e la necessità improrogabile. Ma questi per i nostri amici del tagli e scuci, sono dettagli, è così e basta, che bisogno c'è di motivarlo con dati e analisi precise? Perbacco lo diciamo noi e tanto dovrebbe ampliamente bastare. All'epoca, nel 2011, l'Inps aveva un utile di una decina di miliardi di euro, era quindi tutt'altro che sull'orlo del baratro e cosa ancora più importante i contributi superavano le spese. Dov'era questa urgenza? come in tutte le guerre, per procedere all'assalto ci vuole il nemico e se non c'è, te lo inventi e così in questo caso si è formato il mito mediatico del "buco" previdenziale, rivelatosi come fa intuire la corte, inesistente e falso. Il nostro sistema pensionistico viene visto come il grande malato che rischia di affossare l'intero paese con troppi vecchi e pochi giovani. Falso, tremendamente falso, dove mettiamo il grande esercito di immigrati, forza lavoro adulta pronta che versa contributi che forse poi non riscuoterà mai? per i media, le grandi penne, questi non esistono e non vengono minimamente quantificati, evidentemente per non andare contro il sentire comune che li vuole solo come "costi". Ma poi insistono ,si, ma i giovani che futuro avranno? Il loro futuro non è deciso da chi prende una pensione minimamente adeguata a non morire di fame ma da chi gli ha tolto ogni possibilità lavorativa e contributiva continuativa e li ha condannati alla precarietà perenne

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